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Il cambiamento nella Pubblica Amministrazione dettato dal Nuovo Codice degli Appalti

Con il recepimento delle tre Direttive europee del 2014, avvenuto con il d.lgs. 50/2016, si chiude un grande ciclo di riforme avviato dalla Commissione europea con il Libro Verde sugli acquisti pubblici del 2011, che ha cambiato radicalmente l’approccio “culturale” dei rapporti tra pubblico e privato.

 

L’Unione, prendendo atto che l’apporto dei privati, in particolare per servizi e forniture in favore della Pubblica Amministrazione, “pesa” circa per il 20% del PIL europeo, ha preso coscienza che gli acquisti pubblici possono essere un formidabile strumento per realizzare gli obiettivi strategici di “Europa 2020” e, tra questi obiettivi strategici, un grande rilievo ha il lavoro e l’occupazione, che è quindi diventata una delle grandi direttrici che hanno ispirato il nuovo codice degli appalti.


La Pubblica Amministrazione all’inizio doveva acquistare beni e servizi al solo prezzo più basso, in seguito, a partire dagli anni ’80, alla Pubblica Amministrazione è stato dato il nuovo obiettivo di acquistare beni e servizi tenendo anche conto della qualità. Secondo le Direttive europee nel Nuovo Codice degli Appalti e con la riforma del 2016 il legislatore ha nuovamente alzato l’asticella degli obiettivi da raggiungere: la Pubblica Amministrazione deve ora acquistare beni e servizi tenendo conto del prezzo, certo qualità, ma anche dell’ambiente e delle ricadute sul sociale e sull’occupazione.

 

Non a caso, nella norma dettata per segnare i principi che devono presiedere alle gare pubbliche, l’art. 30, il d.lgs. n. 50/2016 stabilisce che il principio di economicità può recedere innanzi alla necessità di esigenze di interessi generali quali l’ambiente, il sociale, il patrimonio culturale, il lavoro.

 

La riforma sui contratti pubblici, inoltre, segna anche un ulteriore passo verso una più matura collaborazione tra Pubblica Amministrazione ed imprese, un processo di avvicinamento cui forte impulso ha dato il legislatore europeo.

 

Il d.lgs. n. 50/2016 si inserisce in questo alveo, tanto da far affermare agli osservatori più attenti che la maggiore novità della riforma degli acquisti pubblici del 2016 sia proprio il “nuovo rapporto” tra Pubblica Amministrazione e mercato, un nuovo più accentuato “dialogo”, che entra a pieno titolo nel nostro ordinamento con gli artt. 66 e 67 del nuovo codice, che regolano le “consultazioni preliminari di mercato”. Un dialogo che invita stazione appaltante e mercato a scrivere insieme le regole, al fine di “giocare una partita” più aperta e più efficace.

L’elemento fondamentale che, in effetti, cambia in fase programmatoria ed esecutiva nel Nuovo Codice degli Appalti è l’attenzione all’esatta individuazione delle reali esigenze della stazione appaltante, all’esatta individuazione del fabbisogno: per tale motivo il d.lgs. n. 50/2016 disciplina anche la fase preparatoria della gara.

 

L’attenzione alla fase di individuazione del fabbisogno è marcata anche in un’altra novità del codice: la qualificazione delle stazioni appaltanti e tra gli elementi che l’ANAC dovrà valutare nel rilasciare detta qualificazione v’è infatti anche la “capacità di programmazione e progettazione”.

 

Ma non vi è solo una forte attenzione alla fase programmatoria, la riforma investe anche la fase esecutiva, nella consapevolezza che la “flessibilità” dei contratti sia un altro efficace strumento per razionalizzare la spesa e presupposto indispensabile per erogare prestazioni sempre adeguate alle esigenze, anche mutevoli nel tempo.

 

In questo contesto si collocano la figura del RUP, a cui è assegnato un ruolo importantissimo durante tutta la procedura, dalla programmazione sino all’ultimo giorno di contratto, e quella del Direttore dell’esecuzione del contratto (DEC), cui è demandata una verifica del contratto “effettiva e non meramente documentale”.

Il lavoro al centro del nuovo rapporto pubblico/privato detta il Nuovo Codice degli Appalti chiude la fase di elaborazione normativa per gli acquisti pubblici e conferma il cambiamento dell’impianto normativo italiano. Tante le novità che toccano tutte le fasi della gara fino a dare una fortissima sterzata sui criteri di aggiudicazione, privilegiando la qualità e l’affidabilità degli appaltatori. 

In definitiva il nuovo quadro normativo sugli acquisti pubblici, disegnato dalle tre Direttive del 2014, dal d.lgs. n. 50/2016 e dal “Correttivo” d.lgs. n. 56 del 2017, risponde al “manifesto” degli appalti pubblici pensato dalla Commissione Europea nel Libro Verde del 2011, che ha posto tra gli altri obiettivi strategici il lavoro: la persona, la persona che opera, deve essere posta sempre al centro di ogni azione, anche della Pubblica Amministrazione.

 

È importante sottolineare che il cambiamento della PA, affinché segni il passo di un’epoca e produca tutti gli effetti oggi presenti con il quadro normativo rappresentato, va con ferma intenzione guardato anche attraverso i nuovi modelli gestionali, le buone pratiche organizzative e, soprattutto, con la ridefinizione di nuove professionalità. 

È necessario prendere in considerazione il ricorso al lavoro flessibile tra efficienza organizzativa, contenimento del precariato e fabbisogni di competenze. La flessibilità, quella buona, è al centro del nuovo rapporto tra pubblico e privato.