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Industria 4.0 nel DDL di bilancio rinnovo per un anno degli incentivi e credito d’imposta per la produzione 4.0 green

Rinnovo per un anno del superammortamento e dell’iperammortamento così come li conosciamo e del credito d’imposta per la formazione 4.0. Arriva un nuovo credito d’imposta per i progetti green e il rifinanziamento per la Nuova Sabatini che, per il 2020, si veste di verde. Su Industria 4.0 – Impresa 4.0 nel disegno di legge di bilancio prevale un orientamento interlocutorio rispetto alle attese che può avere due chiavi di lettura: posticipare al prossimo anno la modifica degli strumenti agevolativi oppure lavorarci in sede parlamentare. Nella mattinata di giovedì il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli ha detto che “il DDL arriverà in Parlamento con il rinnovo integrale delle misure. Vedremo poi se, in accordo con le associazioni di imprese, ci sarà spazio per una modifica degli strumenti”.

 

La prima cosa che salta all’occhio è il rinnovo di super e iperammortamento per un anno alle stesse condizioni del 2019. Il superammortamento al 130% quindi sarà fruibile fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione.

 

L’iperammortamento si applicherà anche “anche agli investimenti in beni materiali strumentali nuovi, destinati a strutture produttive situate nel territorio dello Stato, effettuati entro il 31 dicembre 2020, ovvero entro il 31 dicembre 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20 per cento del costo di acquisizione”.

 

Non cambia il quantum: l’aliquota sarà del 270% per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro; del 200% per gli investimenti oltre 2,5 milioni di euro e fino a 10 milioni di euro e del 150% per gli investimenti oltre 10 milioni di euro e fino a 20 milioni di euro.

 

Niente rinnovo triennale, ma non c’è nemmeno il passaggio al credito d'imposta. Una situazione transitoria che viene ufficializzata persino nel testo del disegno di legge di bilancio, che introduce un primo comma della disposizione che recita così: “Nelle more della revisione degli incentivi fiscali correlati agli investimenti in beni strumentali secondo il modello “Industria 4.0″ finalizzata a razionalizzare e stabilizzare il quadro normativo di riferimento in relazione a un orizzonte temporale pluriennale sono prorogate le misure di cui all’articolo 1 del decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 giungo 2019, n. 58, e all’articolo 1, commi 60 e 62, della legge 30 dicembre 2018, n. 145, secondo quanto previsto dai commi da 2 a 7”.

 

Una situazione che non è certo sarà quella definitiva. Il ministro Patuanelli ha infatti detto: “Ora inizia l’iter parlamentare per approntare ulteriori miglioramenti all’impianto. Per Impresa 4.0, in particolare, dobbiamo raccogliere le indicazioni del mondo produttivo al tavolo Transizione 4.0, che stiamo per convocare al MiSE, e introdurre importanti novità che possano facilitare una maggior diffusione degli incentivi, una semplificazione degli strumenti di accesso e l’implementazione della premialità per gli investimenti green. Sono aspetti cruciali che dovremo discutere con i corpi intermedi e senza generare alcuno shock: da qui passerà il futuro produttivo e la crescita del nostro Paese. Anche per questo il Governo deve fare un ulteriore sforzo: rendere triennale Impresa 4.0, per garantire una rivoluzione stabile del mondo delle imprese. Dobbiamo creare una visione, coltivare la fiducia di tutti quegli eroi che creano la ricchezza del nostro Paese, che garantiscono l’occupazione e rendono il made in Italy grande nel mondo. La triennalità di Impresa 4.0 vuol dire crescita, vuol dire abbattimento del debito pubblico, vuol dire futuro sostenibile”.

 

Positiva la reazione degli industriali che si accontenterebbero volentieri della proroga degli incentivi per un anno. Pur essendo infatti favorevoli a un rinnovo triennale, lo scenario di un nuovo credito di imposta che sostituirebbe super e iperammortamento è giudicato negativamente, almeno per come è stato presentato finora dal Ministero.

 

La vera novità del piano 4.0 è però un’altra: un nuovo credito d’imposta per la produzione green e 4.0 che si va ad aggiungere agli incentivi attuali. L’incentivo, che varrà per il prossimo triennio e sarà fruibile in tre anni, prevede un credito di imposta del 10% e fino a un massimo di 60.000 euro per i “progetti ambientali”, cioè gli investimenti 4.0 sui sistemi produttivi che abbiano anche un impatto positivo sull’ambiente.

Come funziona? Innanzitutto la norma prevede che deve trattarsi di progetti che includono un investimento 4.0, cioè in una delle merceologie previste dagli allegati A e B (gli stessi validi per l’iperammortamento) acquistati dal 1 gennaio 2017. Questi progetti devono consentire di raggiungere almeno uno dei seguenti obiettivi ambientali:

  1. generare incrementi di produttività a fronte di un minore utilizzo di materie prime, materiali ed energia e una minore produzione di rifiuti rispetto alle tecnologie attualmente utilizzate
  2. generare ridotte emissioni inquinanti da processi industriali in aria, acqua e suolo a parità o a fronte di minore intensità energetica o maggiore produttività ulteriori rispetto ai beni attualmente utilizzati e ai limiti già previsti dalla legislazione ambientale vigente
  3. generare ridotte emissioni di carbonio da processi industriali a parità o a fronte di minore intensità energetica o maggiore produttività rispetto ai beni attualmente utilizzati
  4. realizzare utilizzi alternativi dei materiali.

Il credito d’imposta non vale per le spese sostenute per l’acquisizione dei macchinari, ma per i costi di periodo funzionali al progetto ambientale relativi a:

  1. competenze tecniche e privative industriali relativi all’acquisizione di conoscenze e di brevetti;
  2. consulenze specialistiche;
  3. personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegati nel progetto ambientale.

A dettare le linee guida per la valutazione tecnica dei progetti sarà l’ENEA (l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge di bilancio. Entro 60 giorni, invece, il Ministero dello Sviluppo Economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, emanerà il decreto attuativo.

 

La fruizione del beneficio è soggetta inoltre a una duplice certificazione: l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili dovrà essere certificato dal revisore legale dei conti mentre la conformità del progetto di trasformazione tecnologica alle linee guida dell’ENEA dovrà risultare dall’attestazione di un ente di certificazione accreditato.

Alla misura sono destinati 140 milioni di euro per il 2021, 280 milioni di euro per il 2022, 420 milioni di euro per il 2023, 280 milioni di euro per il 2024 e 140 milioni di euro per il 2025.

 

Per quanto riguarda la Nuova Sabatini, la misura viene rifinanziata con 540 milioni complessivi così ripartiti: 105 milioni di euro per l’anno 2020, 97 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2021 al 2024 e 47 milioni di euro per l’anno 2025.

 

Ci sono comunque delle novità: intanto è confermata la maggiorazione della misura dal 2,75% al 3,575% per i beni 4.0 e l’apposita riserva del 30% delle risorse; viene poi introdotta una maggiorazione al 5,5% per rafforzare il sostegno agli investimenti innovativi realizzati dalle micro e piccole imprese nelle Mezzogiorno.

 

Anche la Sabatini viene declinata in chiave green: il 25 per cento delle risorse è infatti riservato alle micro, piccole e medie imprese che operino acquisti di macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica ad uso produttivo, a basso impatto ambientale, nell’ambito di programmi finalizzati a migliorare l’ecosostenibilità dei prodotti e dei processi produttivi. Anche in questo caso l’aliquota è maggiorata al 3,575%, ma “la rispondenza degli interventi agevolabili rispetto alle finalità di cui sopra, nonché la quantificazione del relativo impatto, sono certificati dal fornitore dei beni e dei servizi o da un professionista indipendente”.

 

Proroga di un anno senza modifiche anche per il credito d’imposta per la Formazione 4.0, senza quindi le modifiche richieste dalle imprese come ad esempio l’introduzione del credito anche per le spese sostenute per i formatori o l’eliminazione della necessità di stipulare accordi nazionali o territoriali con i sindacati.

 

Nessuna traccia invece delle modifiche al credito d’imposta per gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo.